di Antonio Stanca –

«C’era in mia madre un flusso di vita
scintillante, e ogni volta che la
osservavo mi sembrava di vedere
un fiume. Un fiume che scorre, che
luccica e  non si ferma mai.»

Banana Yoshimoto, Another World

L’anno scorso, presso la “Universale Economica” della Feltrinelli è comparsa la ristampa di Another World(2017), il quarto ed ultimo romanzo della quadrilogia Il Regno, che la scrittrice giapponese Banana Yoshimoto ha cominciato a scrivere nel 2014, quando uscì il primo romanzo, Andromeda Heights. Sono opere indipendenti anche se i personaggi e i temi ritornano.

La Yoshimoto è nata a Tokyo nel 1964, ha cinquantasei anni ed ha esordito nella narrativa nel 1988. Molto ha scritto e molti riconoscimenti ha ottenuto.

Di buona famiglia, figlia di intellettuali, da adolescente, da giovane ha sofferto quella condizione d’inquietudine, di smarrimento che si era diffusa presso i giovani giapponesi degli anni ’80. Questi avevano assistito alla fine, al fallimento delle conquiste materiali e morali ottenute durante gli anni ’60 ed ora si sentivano privati di ogni certezza, di ogni possibilità di affermazione. La modernità aveva disperso ogni particolarità, ogni originalità in nome di sistemi, di modi uguali per tutti e ovunque. 

Tra quei giovani che soffrivano c’era Banana Yoshimoto, che come loro era incerta, confusa e che di questo stato d’animo avrebbe fatto interpreti i giovani protagonisti delle opere narrative che d’allora avrebbe cominciato a scrivere. In esse, però, mostrerà di voler superare quella condizione di sfiducia, di scontento, di voler evadere da quanto i tempi avevano apportato, dalla massificazione, dalla materializzazione dei costumi. L’affetto, l’amore, il bene, l’impegno per realizzarli, ottenerli, viverli, le sembreranno dei modi idonei a vincere sullo statodi delusione del quale si era diventati vittime, a ritrovare il valore, la funzione degli ideali. Anche l’interesse per la natura, per le piante, per gli animali, per quant’altro alla terra è legato le sembrerà utile a ristabilire, a migliorare le condizioni dello spirito soffocato dalla vita nelle metropoli. Anche nel sogno, nell’immaginazione crederà sia bene cercare. E sognante, evanescente, trasparente sarà il linguaggio col quale la scrittrice dirà delle situazioni, dei personaggi ai quali farà interpretare le proprie aspirazioni. Non sarà mai carico di tensione, cupo, esasperato perché mai perderà la Yoshimoto la fiducia, la speranza in un mondo, in una vita migliore di quella vissuta, mai rinuncerà ad essere delicata, fine, poetica, mai rimarrà lontana dall’anima, mai si perderà. 

Un altro esempio di quell’Umanesimo che ogni tanto costituisce l’aspirazione di un artista contemporaneo, di quella volontà divita nuova, diversa sembra l’opera della Yoshimoto. Per quest’altra vita, per quest’ “altro mondo” si muovono i protagonisti di Another World e degli altri tre romanzi del ciclo Il Regno. Dopo tanti anni dalle opere iniziali la scrittrice continua a perseguire gli stessi intenti, a trattare gli stessi temi. In Another World saranno molti a voler vivere diversamente dai modi diffusi, a voler recuperare la propria identità. Si comincia con la piccola Noni, una ragazzina di tredici anni che vive con la madre Shizukuishi e i due padri, Kaede e Kataoka. E’ figlia di Kaede ma stanno tutti insieme poiché legati sessualmente sono i due uomini e dopo la morte di KaedeKataoka mostrerà di saperla amare e aiutare come un padre. Anche per loro, come per la piccola e la madre, a valere sono regole diverse da quelle comuni, sono pensieri, sentimenti, emozioni, sensazioni improntate ad una vita libera, autonoma, indipendente, una vita come quella degli animali della foresta, delle piante dei boschi. A questi principi si ispireranno al punto da conformare ad essi la propria attività, il proprio impegno, il proprio lavoro, da stare molto tempo tra gli animali, le pietre, le piante e ricavare da esse, dalla loro lavorazione i mezzi necessari al proprio sostentamento. La loro vita si svolgerà tra Okinawa, Tokyo e l’isola greca di Mykonos. Qui Noni incontrerà Kino che, come lei, vuole vivere fuori dagli schemi e per questo ha lasciato la moglie Mari. Per questo Noni aveva lasciato Sara, alla quale era legata fin da bambina. A Mykonos ci sarà, poi, lo scultore Manrique che con i suoi lavori, collocati in diversi posti dell’isola, ha fatto di questa un’unica immensa scultura, l’ha trasformata in un’ampia, infinita rappresentazione della bellezza, della forza, della potenza alle quali può giungere lo spirito dell’uomo se libero da vincoli.

Insieme a Noni ci sono nel libro altre persone che vorrebbero stare in “un altro mondo”, vivere un’altra vita e che soffrono delle condizioni esistenti, che hanno difficoltà a farsi capire, accettare. I loro sono i problemi, i drammi degli spiriti liberi, di quelli che rifiutano patteggiamenti, compromessi e vorrebbero che si pensasse, si facesse come loro.

È un esempio di spirito artistico il loro, di quello che ha animato la Yoshimoto fin dalle prime opere e che in questa l’ha portata a pensare che certe aspirazioni possono essere vissute anche da altre persone. È la prova, per la scrittrice, che la vita non ha una dimensione unica e che posto ci può essere per le eccezioni.

Antonio Stanca