di Antonio Stanca –

Walter Veltroni è nato a Roma nel 1955, ha sessantaquattro anni e da quando ne aveva venti è entrato nelle file del Partito Comunista Italiano. Ha iniziato così quella carriera politica che lo avrebbe visto sempre tra i partiti di sinistra e sempre impegnato in incarichi e situazioni importanti. Anche del sistema politico europeo avrebbe fatto parte, anche sindaco di Roma sarebbe stato e tutto senza mai rinunciare alla sua attività intellettuale. Il giornalismo, la narrativa, la saggistica sarebbero stati interessi da lui coltivati con l’assiduità e l’applicazione proprie di un autore che non intende trascurare la sua opera perché chiamato altrove. Finora, quindi, Veltroni ha mostrato di saperessere un politico ed un intellettuale di livello. Ha scritto saggi, romanzi, ha realizzato documentari, ha diretto un film, collabora col Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport e quest’anno è comparso Assassinio a Villa Borghese edito da Marsilio nella serie Lucciole.
È la prima volta che Veltroni scrive un romanzo giallo e sembra che l’abbia fatto per scherzo dal momento che molto umorismo pervade l’opera, molta comicità caratterizza i suoi personaggi. Ma anche tra tanta leggerezza l’autore ha saputo costruire una vicenda che non si arresta mai, che non rinuncia a farsi valere come può succedere quando si è completamente inventati.

Fa ridere Veltroni ma fa anche pensare, non fa smettere di pensare perché si ride!

Nel romanzo ha immaginato che a Roma da parte di chi sta in alto si è deciso di creare un piccolo commissariato all’interno di Villa Borghese affinché siano meglio tutelate le varie parti di questa, musei, cinema, gallerie, viali, palazzi, giardini, prati e quant’altro compone un parco così grande e così vario da potersi considerare unico al mondo. Commissario viene nominato Giovanni Buonvino che è reduce da un clamoroso errore commesso quando lo stesso incarico copriva giù a Caserta. Suoi aiutanti sono sette poliziotti che, tranne la bellissima Ginevra, non sono molto attendibili. Non si è badato a incaricare persone specializzate perché a Villa Borghese generalmente non succede niente di grave o di pericoloso. Invece proprio da quando s’insedia il nuovo posto di polizia si verifica una serie di delitti che sconvolge Buonvino e i suoi dipendenti poiché rimane per molto tempo senza spiegazioni, senza indizi, senza sospetti. Sembrano delitti assurdi, veri e propri misteri, non c’è traccia da seguire. Intervengono gli organi superiori della polizia ma la situazione non cambia, si brancola nel buio. La stampa accusa le forze dell’ordine di essere incapaci, di non saper assolvere ai propri doveri, di essere la causa del disordine che esiste nel nostro paese, di non saper combattere la malavita. Anche in televisione i commenti di quanto avviene a Villa Borghese sono gravi e offensivi per il commissario Buonvino e per i suoi superiori. La tensione cresce e fa di Buonvino la maggiore vittima, quella sulla quale piovono le maggiori accuse sia all’interno, da parte dei colleghi, sia all’esterno, da parte dei mezzi di comunicazione. Si aggravano le condizioni della sua vita già abbastanza compromesse a livello personale e familiare.

Pur tra tanto allarme Veltroni non la smette di cogliere i momenti, gli aspetti più comici, di far ridere ad ogni occasione, di muoversi tra la piccola chiesa all’interno del parco, l’ufficio del commissario, la casa di questo, le vicende private sue e dei suoi collaboratori e di scoprire quanto vi succede di strano, di curioso, di ridicolo. L’opera, tuttavia, arriva alla conclusione, i colpevoli vengono scoperti insieme ai motivi che li hanno mossi. Quello che era sembrato uno scherzo si mostra capace di valere come un romanzo giacché non solo comicoha saputo essere il suo autore ma anche tragico, non ha fatto solo ridere ma anche pensare.

  E’ il modo col quale Veltroni vuol mostrare come si sia aggravata la situazione in Italia, quanto si siano corrotti i costumi, quanta violenza si sia diffusa, come si potrebbe rimediare. Da buon politico pensa che sia possibile una soluzione. Per questo non si arrende all’idea che la situazione sia definitiva ed anche di fronte al pericolo pensa a quanto di comico esso comprenda.

Antonio Stanca