di Antonio Stanca –

A sessantasette anni la leccese Annamaria Gustapane è al suo terzo romanzo, Malepilu, pubblicato l’anno scorso dalla casa editrice Besa di Nardò (Lecce). Anche di raccolte di favole è autrice la Gustapane oltre che di sceneggiature per il cinema, arte figurativa ed altro non sempre portato a termine. È un’irrequieta, vive molti interessi, si propone molti compiti ed alcuni li realizza. Tra questi il romanzo Malepilu è uno dei più recenti. Dice di una vicenda che si svolge tra città e campagne del Salento intorno agli anni settanta del secolo scorso. I personaggi sono quelli di un’antica e nobile famiglia che non era ancora completamente decaduta. Tra il palazzo in città e le ville in campagna, quella dei nonni paterni, Macina Grande, e l’altra dei nonni materni, Mennula, si muove il romanzo. L’antica e nobile famiglia è quella dei Guerra Leone, ultimogenita è Francesca, una bambina di tredici anni nata con i capelli rossi e per questo ritenuta, pure in casa, apportatrice di disgrazie, causa di pericoli. Era un modo di pensare che veniva dal passato, da credenze popolari ed era legato a questo genere di persone, a questo colore dei loro capelli. Erano pregiudizi che si erano tanto tramandati, che tanto avevano resistito da giungere fino ai tempi, ai luoghi, alla famiglia di Francesca, da farla chiamare Malepilu (Malpelo). Ovunque si trovasse, andasse, si sentiva segnalata, indicata, la si faceva oggetto di spergiuri, la si considerava motivo di sfortuna, era temuta, allontanata. Ma aveva pure, già a quell’età, un corpo abbastanza sviluppato, delle gambe, dei fianchi, dei seni molto ben modellati, una linea molto sensuale che, a differenza dei capelli, era motivo di attrazione, la faceva desiderare dai maschi. E a questi, fossero coetanei o adulti, aveva spesso concesso di farsi vedere senza vestiti. Non era andata oltre ma era bastato a far aumentare i pettegolezzi nei suoi riguardi, ad aggravare la sua situazione. Finita la scuola sarà allontanata dalla casa, dalla famiglia, starà prima alla Macina Grande, poi alla Mennula. Neanche qui, però, la sua figura sarà ben accetta. Le sue vicende saranno alterne, passerà molto tempo prima che venga apprezzata. Le sue doti musicali la renderanno degna di attenzione presso le sorelle di Tito, il nonno paterno, che vivevano alla Macina Grande, faranno loro decidere di mandarla a Milano presso un Collegio dove avrebbe potuto studiare musica.

 Si conclude così la storia di Francesca Malepilu, con lei che viaggia in treno per Milano accompagnata da Menina, una delle donne della Macina Grande. Sarà Menina a completare il racconto della lunga storia attraversata dall’antica famiglia di Francesca, a narrargliela per intero evitando segreti e sottintesi come finora era stato fatto. Gliela dirà tutta e in tal modo troveranno spiegazione tanti personaggi, tanti eventi che nel corso dell’opera erano rimasti sospesi, privi di chiarimento, di significato. Molto succede nel romanzo, un’epoca intera è capace la scrittrice di rappresentare, una società, i suoi ambienti, i suoi usi, i suoi costumi, un’antica famiglia aristocratica, i suoi segreti, i suoi problemi, i suoi scandali, i suoi misteri. Niente ha tralasciato la Gustapane di quanto faceva parte di certi tempi, di come in essi si viveva e a tutto è risalita tramite la storia di Francesca. Da una persona ad una famiglia, ad un’epoca, sempre oltre è andata,è arrivata ovunque, ha voluto aggiudicarsi altri meriti che uniti a quelli della chiarezza nell’esposizione fanno di Malepilu un’opera d’eccezione.

Antonio Stanca