di Antonio Stanca

Herman Koch è uno dei più importanti scrittori olandesi contemporanei. È nato ad Arnhem nel 1953 ed è cresciuto ad Amsterdam. Dagli anni ’80 ha cominciato a scrivere. I racconti e i romanzi sono stati il suo genere preferito, ha prodotto anche lavori per la radio, la televisione e il cinema. Nel 2009 il suo romanzo La cenaè stato un successo internazionale, ha avuto molte traduzioni ed è stato trasposto in pellicola. Il suo romanzo più recente è Easy life (Vita facile), pubblicato nel 2017 e quest’anno comparso in Italia per i tipi della casa editrice Neri Pozza di Vicenza. La traduzione è di Giorgio Testa. 

Come ne La cena anche in questo romanzo ci sono famiglie chiamate a sapere di gravi comportamenti tenuti dai figli e rimaste sospese tra l’intenzione d’intervenire, di porre rimedio e l’altra di mostrarsi all’oscuro, di ignorare quanto successo poiché nel primo caso l’eventuale diffusione della notizia nuocerebbe all’importante carriera politica di uno dei genitori dei “cattivi figli”, nel secondo un intervento deciso da parte del padre nei riguardi del figlio che usa violenza verso la moglie sarebbe contrario a quanto quel padre ha sempre creduto, cioè che i problemi si risolvono da soli, col tempo. E’ una massima inalterabile per lui, ha scritto anche un libro, Easy lifeappunto, nel quale stabilisce delle linee di condotta, dei comportamenti da seguire per vivere bene, per vivere meglio. Quella di evitare d’intervenire di fronte ad un problema, di lasciare che il tempo compia la sua azione risolutrice, è la regola fondamentale del suo libro. E visto che l’opera ha ottenuto un grande successo non vede perché dovrebbe rinunciare a quella regola. I tanti, tantissimi lettori provavano che essa era stata ampiamente accettata.

Mentre ne La cenasono due le famiglie coinvolte nel “reato” compiuto dai figli minorenni ed entrambe non sanno decidersi circa l’atteggiamento da assumere, in Easy Lifela famiglia è una sola e il colpevole è un figlio adulto che tratta così male e con tanta violenza la moglie da averla mossa a cercare l’aiuto del suocero, a confidarsi con lui. Ma anche qui il problema è rimasto sospeso, senza soluzione poiché quel suocero era quello scrittore di libri di auto-aiuto nei quali sosteneva che la soluzione dei problemi va lasciata al tempo che passa.

Riduce, annulla Koch l’azione dell’uomo, non le riconosce una funzione, un valore e ne fa un principio da seguire. E’ una situazione che prende evidenza soprattutto nel secondo romanzo poiché qui non c’è niente che possa trattenere quel suocero dall’intervenire nei rapporti tra il figlio e la nuora, non c’è nessun rischio per la sua carriera o per altro. E’ l’autore, dunque, che si trasferisce nel suo personaggio e tramite questo esprime le sue opinioni, è l’autore che parla del successo del libro che contiene quelle opinioni, che pensa di scriverne altri dello stesso genere. I tanti lettori, però, dovrebbe continuare ad inventarli giacché lui soltanto può credere che i problemi si risolvano da soli, lui soltanto può negare quanto sia stata importante l’azione dell’uomo qualunque fosse il suo raggio, la famiglia o la società, la città, la nazione o il mondo, lui soltanto può credere che tanta vita, tanta storia si siano fatte da sole!

Che Koch sia uno scrittore noto non può essere messo in dubbio né si può disconoscere che i problemi da lui affrontati siano particolari e di carattere morale. Andrebbe, però, osservato che la moralità, proprio in quanto tale, ha dei confini che non possono essere superati con la “facilità” che Koch vorrebbe.

Anche gli autori noti possono sbandare e pericolosamente!

Antonio Stanca