di Elio Ria –

Nel percorso di conoscenza di poeti contemporanei viventi, leggere qualcosa di ‘poesia’ è difficile, quasi impossibile. Tuttavia, qualcosa si trova: Marilena Cataldini.
Ho letto i suoi testi estratti dalla raccolta Alda Merini tarantina. In viaggio, con lei, nella Puglia poetica, Macabor 2019. Tralascio le sue considerazioni sull’arte di fare ‘poesia’, non perché non siano attinenti o fuorvianti dai canoni della poesia, soltanto perché mi interessa entrare nella carne delle sue parole per scoprire tutto ciò che la realtà nasconde, non rivela e addirittura cela per ‘divertimento’ contro gli uomini sopraffatti dalla indecenza di non ragionare sulla totalità dell’essere, di quell’essere che siamo noi e non ci accorgiamo più di ‘essere’. E nelle parole giuste e non sovrapposte a concetti sballati di noiosa retorica poetica e di un inutile ‘dire’ o ‘affermare’, Cataldini si pone agli estremi della realtà (quasi in punta di piedi) perosservare gli altri, il mondo, se stessa. E allora, il caseggiato diventa un microcosmo di persone, di cose, di muri che proteggono storie, e in queste storie vi è la fatalità della vita: la morte.

Per tutta questa gente/il metro della storia è diseguale/e i nomi di ciascuno estratti dalla sorte/nel corso di giornate rassegnate. (Il muro)

L’uomo è contemplato nelle sue miserie e grandezze, nelle luci della sua ragionevolezza e nelle ombre della sua indifferenza –  incapacità di domandare se stesso in un mondo intransitabile in cui volare diventa l’azzardo necessario (Caos).

C’è l’uomo! L’uomo in confezioni rapide e fra rottami e le impalcature protese al traguardo metafisico del cielo che tenta di respirare. Cataldini intende cogliere quel respiro flebile per renderlo forte in poesia e marchiare la scrittura di eco, di risonanza orale in controcanto al tempo, perché sia fatta vita.

L’autrice nella sua veste di ‘servente’ in ossequio alla poesia, ci dà un tracciato poetico di sensibilità umana che commuove e al contempo dà ordine alla avvertita tragicità del reale, nel tentativo di scorgervi indicazioni utili alla ricerca del vero significato del dolore e della sofferenza; ma anche del vero piacere della vita, che molto spesso non si comprende per sopravvenuta assuefazione alla comodità e alle stravaganze che distolgono comprensione. Cataldini nella sua disamina della vita scorge frammenti per un’analisi breve ed esaustiva del reale e, seguendo la sua inclinazione poetica senza schemi di speculazione, attiva un rapporto diretto con le parole e il reale in un distillato di eleganza scritturale per insinuarsi nell’indagine della ‘necessità’ del trascendente come soluzione al problema del senso dell’indifferenza.

Il suo, dunque, è un meccanismo poetico puro, scevro da ogni contaminazione personalistica e di funzionalismo a vecchio sistemi poetici, non in linea con una ricerca di scrittura vivificante del sentimento di smarrimento che caratterizza la società. La sua è poesia di storie, di narrazioni dell’uomo e per l’uomo in un contesto sociale complesso che nasconde insidie e trappole per l’annullamento dell’identità  e dell’essenza dell’uomo. Una poesia che potrebbe ricondursi alla scientificità delle parole che non confondono i concetti, anzi li semplifica così bene da essere facilmente recepiti e trattenuti; in fondo la poesia non è altro che l’uomo e la sua essenza.

Elio Ria