di Marcello Buttazzo –

In un’era di pregiudizi e di differenzialismo, di malsani impeti di rabbia veicolati sconsideratamente dal Web, la scuola laica rimane un’istituzione sacra, che sa proporre conoscenza e condivisione. A Treviso, terra leghista, ventuno studenti e tre docenti di scienze, filosofia e storia, del liceo Pio X si sottoporranno al test del Dna. L’obiettivo è un progetto di “Genetica delle popolazioni”, con cui studenti e insegnanti desiderano conoscere i propri antenati protagonisti delle prime migrazioni. La biologia è una scienza palesemente antirazzista e multietnica. I biologi delle popolazioni sono solerti nell’asserire che le razze, di fatto, non esistano affatto: si deve parlare più correttamente di gruppi etnici. L’esperimento biotecnologico con il Dna nel liceo di Treviso, città di Gentiloni e di altri indomiti leghisti, dimostrerà irrefutabilmente che i giovanissimi e i loro professori portano nel sangue tracce di genti venute dall’Africa e dall’Asia. A chi sostiene reiteratamente e risibilmente “prima gli italiani”, si può dire che una regola aurea del popolazionismo sia il meticciamento dei caratteri. I ragazzi, che a differenza di alcuni politici sprovveduti hanno studiato e studiano la biologia, ribadiscono: “Il concetto di razza è una costruzione dell’uomo per affermare la propria superiorità nei confronti dell’altro”. Un plauso alla tanto bistrattata scuola, ai meritevoli docenti, che grazie all’apporto della scienza riescono a confutare i pregiudizi di certa politica di bassa lega. 
                                  Marcello Buttazzo