di Marcello Buttazzo –

In passato, la Corte Costituzionale ha esortato i nostri parlamentari a legiferare sulla dirimente tematica del “fine vita”. Questo nuovo governo giallorosso potrebbe, nei prossimi mesi, intervenire con normative adeguate sul suicidio assistito e sull’eutanasia. Le associazioni cattoliche sono già in movimento, affinché “la politica ascolti le parole del Papa per fermare l’eutanasia”. Entro il 24 settembre, la Corte Costituzionale potrebbe pronunciarsi, legalizzando di fatto il suicidio assistito. Certo, sulla grande questione ontologica e antropologica della vita che sfiorisce, della vita che finisce, sarebbe opportuno che i politici del Parlamento e le associazioni extraparlamentari intervenissero appropriatamente. In generale, le grammatiche della vita e della morte sono talmente delicate, che è necessaria una discussione umana, civile, di parole taciute. Niente a che vedere, ovviamente, con lo spettacolo avvilente e volgare di certi politici, che, nel 2009, ai tempi della dipartita di Eluana Englaro, toccarono il fondo della logica. Le posizioni della senatrice ipercattolica Paola Binetti (Udc) e di Massimo Gandolfini, leader del Family Day, pur essendo rispettabili sul piano concettuale, hanno poca aderenza con la concezione plurale d’uno Stato laico e liberale.
Marcello Buttazzo