di Marcello Buttazzo –

Nel messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che si celebrerà il prossimo 29 settembre, il Papa ha già scritto che occorre stare all’erta, tenere a bada le nostre ingiustificate paure, perché è in gioco il futuro della famiglia umana. Il Santo Padre auspica che le istituzioni e la società civile si accendano, riuscendo a porre un argine, qualche rimedio alle ingiustizie, alle sperequazioni, alle discriminazioni, che insensibilmente si susseguono. Come non condividere l’affermazione sacrosanta relativa alla “globalizzazione dell’indifferenza”, di cui parla Bergoglio, cioè la tendenza deleteria a uno sfrenato individualismo che caratterizza la nostra era contemporanea, unito ad una mentalità smaccatamente utilitaristica. E, ovviamente, in quest’ottica di marginalità, i migranti e i rifugiati, gli sfollati, i rom, i diseredati diventano emblema dolente dell’esclusione. Purtroppo, in questa società rampante, che “stupra” in corsa, le persone vulnerabili sono oggetto d’una mefitica cultura dello scarto. Il Papa ha precisato che non “si deve escludere nessuno”. E che il motto del cristiano è “prima gli ultimi”. Qualche politico propagandista nostrano, avvezzo a ostentare inopportunamente nei comizi Vangeli e rosari, e a baciare croci nei salotti televisivi, ripete però “prima gli italiani”. Matteo Salvini, se veramente fosse un autentico cristiano, dovrebbe prestare maggiore attenzione al monito del Santo Padre.

Marcello Buttazzo