di Marcello Buttazzo –

Le questioni bioetiche non sono di facile approccio e risoluzione, perché scuotono fondamenta radicate, perché agitano spettri ideologici, perché mettono in discussione profondi paradigmi filosofici, religiosi, antropologici. In questi anni, la politica parlamentare, dai tempi delle incredibili, incivili e volgari discussioni sul trapasso della povera Eluana Englaro, fino ai giorni nostri, non ha dato una prova adamantina di operosità e di “saper fare”.

Eppure, c’è una società civile che preme e che chiede quantomeno una saggia, praticabile, liberale normativa sul testamento biologico. Recentemente, papa Francesco ha inviato al Meeting vaticano sul fine vita un accorato e ineccepibile messaggio: “È moralmente lecito rinunciare all’applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli, quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico che si definisce proporzionalità delle cure”. Il Santo Padre ha ribadito con forza un concetto centrale sulla sospensione delle cure e quindi contro l’accanimento terapeutico già consolidata nella dottrina della Chiesa cattolica. Quei trattamenti e interventi sul corpo umano che diventano sempre più efficaci, grazie ai progressi della medicina, “non sempre sono risolutivi”. Ovviamente, Bergoglio, fedele all’etica tradizionale, non è favorevole all’eutanasia, che è qualcosa di molto diverso, perché “darsi la morte” vorrebbe dire “intaccare” la natura antropologica del vivente e oltraggiare la “sacralità della vita umana”. Epperò, le parole di Francesco, anche se non devono essere strumentalizzate con assunzioni particolari, rappresentano sul piano antropologico e politico una apertura sostanziale.

Il testo di legge sul biotestamento giace, purtroppo, come lettera morta nelle secche del Parlamento. Se i Radicali italiani plaudono alla “grandezza del Pontefice”, i politici centristi cattolici insistono nel loro improvvido e antistorico ostruzionismo. Secondo Roccella e Quagliariello, addirittura “la legge va contro le parole del Papa”. L’ex premier Berlusconi, “maestro” ed “esperto” di finta rivoluzione liberale, si dice “contrario alla legge sul biotestamento”. Più papisti del papa. Comunque, dal Senato, arrivano buone notizie. Il Partito democratico fa sapere che farà presto mettere in calendario le votazioni sul fine vita. Anche se si trattasse solo d’una scelta parzialmente “opportunistica” di Renzi e compagnia per compattare le alleanze di Campo progressista di Pisapia e dei Radicali della Bonino per le prossime Politiche, non possiamo rattristarci. Intanto, gli attivisti e i simpatizzanti radicali dell’Associazione Luca Coscioni, in questi giorni, fuori dai palazzi del potere, manifesteranno pacificamente e con il solito piglio dialogico e non violento per tenere desta l’attenzione.

Marcello Buttazzo, 28 novembre 2017