di Marcello Buttazzo –

In questi giorni, di frenetiche consultazioni politiche, alfine di costituire un nuovo esecutivo, ci si può accorgere d’una cosa. Dall’agenda primaria di certi leaders politici è scomparso ciò che solitamente fa più “paura” alle anime pure, agli spiriti eletti: l’emergenza migranti. Per Matteo Salvini, si sa, il “cattivo” è il clandestino, da rimpatriare, da ricacciare insensibilmente nella bocca del leone. Nella passata campagna elettorale, il segretario della Lega si è appiattito in modo stantio sulle stesse questioni relative ad interventi d’ordine securitario. La nuova Lega nazionale di Salvini (non più partito provinciale) continua a battersi contro i vecchi e consolidati nemici: i pericolosi “clandestini” e gli indesiderati rom. Ora Salvini tratta sul potere con Di Maio. È disposto, anche se dovesse andare alla guida del Paese, a cavalcare il solito disco rotto? Fino all’altro ieri, quante volte abbiamo sentito Matteo padano lamentare lo sconclusionato quaderno di doglianza: “il male assoluto sono i “clandestini” e i rom”. Molti cittadini di buon senso ritengono che la povertà, la nera miseria, le difficoltà di relazione si possano oltrepassare con un valido approccio culturale di coesione, di comprensione, di rispetto, di apertura. Il rifiuto netto di capire l’altro e il tentativo maldestro di addomesticare i “problemi” testimoniano un’incapacità di diventare società moderna e plurale. Il segretario Salvini e gli altri valorosi del Carroccio sono convinti, conducendo una caccia grossa agli ultimi della terra, di vellicare continuamente la pancia d’un certo elettorato e di trarne un facile consenso. Effettivamente, certa propaganda grossolana leghista ha sortito risultati elettorali significativi. Ma la società e la politica assennata, purtuttavia, devono stare attenti a non fare passi falsi. Chi divide implacabilmente la gente in “buona” e “cattiva”, in “virtuosa” e dissoluta”, può diffondere la pianta mefitica del razzismo, instillando putrescenti germi di differenzialismo. Ma veramente i mali del mondo sono i migranti e i rom? Differenziare gli uomini è un’aberrazione, che denunciata a voce alta: il nauseabondo seme della xenofobia, del razzismo, prospera in un terreno di misere parole, di fatti odiosi, che, invece di compattare, non fanno altro che innalzare irti steccati. Perché questa voglia malsana di individuare a tutti i costi un “nemico” da punire? Perché questo sventagliare come uno spettro l’opzione della paura? Mario Marazziti della Comunità di Sant’Egidio, da sempre, sostiene che “la politica italiana sulla questione zingari è perdente”. Chi prospetta (soprattutto, in campagna elettorale) una “emergenza rom” da risolvere bruscamente con gli sgomberi e con gli interventi di ordine pubblico racconta una storia falsa. Marazziti, da anni e anni, ritiene che “gli zingari, buoni o cattivi, avrebbero diritto a vivere umanamente e non con i topi”. L’unica politica accettabile, lungimirante, è quella che favorisce l’inclusione, l’interazione, la scolarizzazione, l’inserimento nel mondo del lavoro, l’educazione alla cittadinanza. Sgombrare i campi rom, senza averne costruito preventivamente altri nuovi con i servizi adeguati, è solo una violazione, una prevaricazione, che magari accontenterà i gruppi più intransigenti, ma di fatto non affronta la faccenda alla radice.