di Gianni Ferraris –

Con l’affaire toponomastica a Lecce si è aperto un piccolo squarcio. L’amministrazione Comunale, all’unanimità (tranne un astenuto), ha approvato la titolazione di una via al neofascista Ramelli, vittima di militanti di Avanguardia Operaia che lo massacrarono con le chiavi inglesi, a soli 19 anni, il 24 marzo 1975. Erano anni cupi, di scontri quotidiani fra destra e sinistra, però questo fu un omicidio degno delle peggiori squadracce. Quattro contro uno  con le chiavi inglesi. Il processo si concluse con sette condanne a carico di militanti dei colpevoli.

Subito Ramelli diventò icona per le destre più estreme, ad ogni ricorrenza e anniversario non si contano braccia tese, urla “Camerata Ramelli: Presente!” e tutta l’iconografia più anticostituzionale delle destre eversive.

Bene, l’Amministrazione Comunale di Lecce ha approvato questa titolazione con la motivazione di ricordare  tutte le vittime di odio politico, rendendo così possibile, anzi, molto probabile, far diventare quel luogo un     un santuario per chi di odio politico vive nel quotidiano. Saranno fiori, braccia tese, teste rasate ad ogni ricorrenza e saranno urla “Presente!”, con buona pace della Democrazia e per la Carta Costituzionale.

Forse, a ben pensare, se la via fosse stata dedicata semplicemente “Alle vittime di odio politico” l’impèatto sarebbe stati diverso  e, tutto sommato, assolutamente condivisibile.

Questo scivolone istituzionale di un’amministrazione per altri aspetti illuminata, e soprattutto la mancanza di ogni forma di opposizione all’interno del Consiglio Comunale  lasciano allibiti. Non si sono posti il problema i consiglieri del Partito Democratico? Si sono sentiti in dovere di sottostare acriticamente alle richieste di una destra, questa si, veramente eversiva?

Immediata è arrivata la protesta di associazioni: ANPI; ARCI; CGIL; UDU; Link; Uds; Casa delle donne; Rete25A; Camera al Sud, Crocevia; Sinistra Italiana; più altre sottoscrizioni di associazioni o individuali, hanno stilato un comunicato che termina con queste parole:   “Chiediamo pertanto alla Giunta comunale cittadina di recedere immediatamente da questa ambigua decisione, di non dimostrarsi remissiva alle richieste della destra politica.”

Purtroppo  è da episodi come questo che  si denota la carenza di una voce alternativa all’unanimismo che, se è vitale ed essenziale in alcuni momenti, può e dovrebbe essere messo in discussione in altri. Uno di questi limiti deve essere ricercato nell’assenza, in Consiglio Comunale, di una sinistra diversa, quella stessa con la quale non si è riusciti a trovare una momento di convergenza nelle ultime amministrative per motivi, è vero, politici, ma anche, purtroppo, per personalismi  molto spesso portati all’eccesso.

Il vero pericolo è che ci si ritrovi a volte con la  virata di un’amministrazione che deve essere aperta e larga, verso forme di autosufficienza non sempre comprensibile da chi opera nel sociale, a qualunque livello.

Ne parla a suo modo, in versi , Mauro Marino  quando scrive:

Il cerchio magico è poca cosa per interpretare la città.

La rocca, il fortino del Principe a cosa serve? Stupida aristocrazia soltanto, lontana dalle persone.

Era prerogativa, origine?

Non l’avevamo compreso.

Che tristezza, potere si sostituisce a potere…

Mauro dice della sua mission: creare cultura. E parla di una gestione della sua materia, vitale ed essenziale per il respiro della democrazia, che non si nutre delle esperienze di chi avrebbe moltissimo da dare alla città che conosce come le sue tasche, in ogni anfratto, che da decenni pratica con fatica e spesso con affanno esperienze uniche e spesso irripetibili. Esiste nel Salento un mondo che crea, sogna, si batte quotidianamente e che rimane spesso, troppo spesso, inascoltato.

Insomma, molte sono le cose che dovrebbero creare discussione, “creare cultura”, appunto, ed evitare una verticalizzazione eccessiva dell’amministrare.  Ascolto, condivisione, umiltà da ogni parte devono trovare casa nella vita democratica e nella trasversabilità delle scelte. Si può fare!

Gianni Ferraris