Si preparano i Luoghi d’Allerta 2016 – XI edizione

Estate/Autunno 2016 – Le stanze dell’ascolto
Festival diffuso nei Castelli e nei Centri Storici del Salento

Tornano le visite e gli itinerari culturali e di spettacolo promossi dal Fondo Verri, per la sua undicesima edizione “Luoghi d’Allerta” sceglie i Castelli, immaginandoli come ideali “stanze dell’ascolto” disegnando la mappa di un festival diffuso di voci, di storie e di visioni.
Così si legge nella presentazione della prima edizione: «Sollecitati dai Luoghi giochiamo ad immaginare di vederli attraversati, vissuti da eventi capaci di elaborare un altro modo di agire lo spettacolo e l’incontro con il pubblico».
Luoghi d’Allerta intesse visite, piccole avventure, cammini fatti di parole, di visioni, di silenzi e di stupore. Un’esperienza di “itineranza” che, per sua natura, non si è mai ispirata e non ha mai voluto cedere alla “logica dei grandi eventi”, preferendo praticare una strategia di stretto contatto tra gli artisti, il pubblico e il territorio, chiamati ad essere co-autori dell’accadere in un’azione comune che sempre ha tentato di ritrovare una sua piena “connotazione culturale”.
Un atto di poesia “Luoghi d’Allerta” che in questi anni ha chiamato i luoghi e chi li abita ad essere attori di un racconto in divenire, costruito camminando, attraversando borghi, tratti di costa, vecchie masserie, castelli e centri storici. Visite ed itinerari che hanno unito energie differenti e trasversali alla conoscenza, per celebrare il Salento, la sua particolarità, la sua bellezza, la sua storia.
Un percorso che, dalle Torri Costiere della prima edizione, s’è mosso esplorando l’intimo territoriale, tentando il Grande Salento e via via la contemporaneità di un Terra che non ha più “rimorso”.
Gli artisti, gli autori, gli storici, gli intellettuali, sono stati invitati in questi anni di visite ad essere i “cantori”, gli officianti di un “rito laico” che ha mischiato sensibilità e vocazioni. Un agire di linguaggi, di segni, di azioni ricco di richiami, di echi, di contenuti, di storie e di tracce che ancora nutrono. Alleati il teatro, la danza, la musica, il canto, i libri, le memorie degli “ultimi” vecchi, gli studiosi di storia locale, nello sperimentare forme di una comunicazione “sottotraccia”, acustica, diretta: la “de-crescita” di forme artistiche che, nella sovraesposizione mediatica, dettata dal Tempo, hanno perso la loro carica di interazione po-etica.
Un approccio che misura gli artisti nel loro divenire voce, suono, movimento nella relazione semplice e frontale con il pubblico in spazi insoliti, particolari per riverberi e prospettive di veduta in un peregrinare che sempre guarda la Bellezza e vuole sapere la storia, le vicende, i racconti per scoprire i luoghi nella loro interezza, nella loro “naturale” intensità.